Per
la suprema glorificazione dei beati Giovanni Fisher e Tommaso
More gloria di dio, della chiesa, della nazione inglese Il
3 marzo 1935, domenica di Quinquagesima, nella Sala del Concistoro
del Palazzo apostolico vaticano, Pio XI ordinò la lettura
del Decreto detto del Tuto per la solenne Canonizzazione dei
Beati Giovanni cardinale Fisher, Vescovo di Rochester e Tommaso
More, Gran Cancelliere di Inghilterra. All'indirizzo di S.
E. Rev.ma Mons. Arturo Hinslev, Arcivescovo titolare di Sardi,
Canonico vaticano, il Papa rispondeva con questo discorso.
Eccoci di nuovo, dilettissimi figli, eccoci
di nuovo - incominciava l'Augusto Pontefice - tra i due grandi
Servi di Dio, i due grandi Martiri della fede e della fedeltà
romana: Giovanni Fisher e Tommaso More. Noi già li abbiamo
- or non é molto - fatti oggetto di qualche Nostra considerazione:
ma adesso nuovamente il Decreto letto e la bella, alta, piena
risposta che veniva data dal Nostro Venerabile Fratello nell'apostolato
Mons. Hinsley, ancora una volta ci metteva sotto gli occhi
queste due grandi figure. E veramente non é facile aggiungere
alcunché a tutto quello che già é stato detto, e ancora a
quello che allora e pocanzi é stato letto. Pur tuttavia -
come già ebbero ad insegnarCi i due grandi Nostri Antecessori
Leone Magno e Gregorio Magno - sono proprio queste le circostanze
nelle quali la difficoltà nel dire é sorpassata dalla necessità
di pur manifestare qualche cosa.
Le nuove luci di Dio.
Abbiamo altra volta considerato le due belle figure nei tesori
massicci della loro grande, storica personalità: possiamo
di nuovo, in questo momento, brevemente considerarle sotto
qualche altro aspetto e precisamente: nella luce di Dio, nella
vita della Chiesa, nella cornice stessa del loro Paese e della
loro gente.
Nella luce di Dio. Sono essi stessi, i due Martiri, due grandi
fari di luce, elevati, per rifulgere e risplendere, proprio
nelle vie di Dio, giacché - come grandiosamente é stato detto
- le vie di Dio sono i secoli: iustae et verae sunt viae tuae,
Rex saeculorum. Ad una considerazione superficiale, a quanti
é parso o é potuto sembrare che Dio avesse quasi dimenticato
questi Suoi due grandi Servi, questi che furono testimoni
Suoi con il loro proprio sangue: la testimonianza più grandiosa,
il gesto più fastoso che sia concesso alla povera natura umana
di compiere! Tanto tempo infatti é passato dalla loro morte,
dalla loro scomparsa, come direbbe il mondo, il quale anzi
arriva a dir peggio quando tale morte definisce sterminio....
Ed ecco invece i due grandi ritornare dapprima proprio alla
testa di tutta una schiera di Martiri, e poi staccarsi da
essi con gesto sovrano, con gesto da veri duci, e presentarsi
così, soli, tutti soli nella moltitudine magnifica dei loro
meriti; presentarsi per raccogliere le supreme palme, i supremi
onori, anche in rappresentanza delle schiere che essi hanno
capitanate.
Sempre graziosa veramente questa Provvidenza Divina, la Quale,
anche quando sembra lasciar cadere le tenebre, prepara invece
gli splendori della luce. Ed é grande motivo di fiducia per
noi il fatto che questa ripresa di luce e di splendori avvenga
proprio ora, quando il mondo intero ha tanto bisogno di ricordare
che le grandi come le piccole cose ubbidiscono ad una mano
che non é degli uomini; che sono invece nelle mani di Dio,
di Dio Che cammina nei secoli ed al Quale i secoli ubbidiscono.
É infatti, di certo, motivo di profondo cordoglio vedere come
le umane cose e le divine principalmente, sono ridotte, in
più di un Paese di questo misero mondo; in Paesi a noi vicini
e lontani. Vi sono dei Paesi che rappresentano veramente se
non proprio la distruzione, il conato di distruzione, spesse
volte manifestamente satanico, contro Dio e contro l'opera
di Dio, in omne quod ducit ad Deum.
Dilettissimi figli, questi santi Martiri ora vengono a dirci
invece che le vie di Dio non sono le nostre, non sono le vie
che portano alle tenebre, ma sempre quelle che conducono alla
luce, alla più grande luce. Grande conforto, questo; un conforto
che non solo non deve attenuare, ma deve accentuare, invece,
sempre più, il nostro fervore di preghiera a quel Dio al Quale
gli avvenimenti ubbidiscono, a quel Dio Che ha, solo, la parola
a cui i flutti e le tempeste sono soggette e rendono onore,
così che ritorni la tranquillità e la pace. E ciò non solo
per quei supremi interessi - che devono essere sempre nelle
nostre preghiere, gli interessi cioè che riguardano l'onore,
la gloria di Dio e la salute delle anime - ma anche per tutte
le angustie e le tribolazioni e pene, da cui é afflitto il
mondo contemporaneo. Dal martirio ai martirii.
Nella vita della Chiesa. Le due grandi figure che vengono
ora elevate per essere oggetto della nostra ammirazione, devono
anche formare oggetto della nostra imitazione; e, per quanto
si tratti di due eccelse personalità, tale imitazione non
é ardua cosa, ma possibile. Ecco infatti ricorrere al nostro
spirito il pensiero di Sant'Agostino: II martirio - egli dice
- la suprema prova di fedeltà a Dio deve essere stimolo, per
quelli che lo onorano, ed altrettanti martirii: Exempla Martymm
exortationes sunt martyriorum. E, si noti bene, il Santo Dottore
non dice esortazione, incitamento al martirio, alla classica
prova cioè del sangue, ma ai martirii, quasi che ci siano
parecchi, diversi martirii. Sono molte infatti le possibilità
di imitazione dei Martiri, anche senza sangue, anche senza
il martirio della morte. V'é il martirio che consiste in quelle
angustie che ciascuno di noi prova in se stesso per seguire
le vie di Dio e nell'adempimento del proprio dovere; v'é il
martirio che consiste nelle difficoltà del dovere esattamente,
pienamente, fedelmente compiuto; v'é il martirio che ricorre
nella fedeltà continua, perseverante anche in quelle piccole
prestazioni di diligenza, di fedeltà e di servizio divino,
in quel dovere quotidiano che diventano spesso una croce.
Si direbbe che proprio a questo si riferisca il pensiero del
Divino Maestro quando dice che chi vuole andare dietro di
Lui deve prendere la sua croce quotidiana, quotidie, e seguirLo.
Perché davvero la vita quotidiana spesso diventa croce, poiché
c'é in essa l'implacabile ritorno che chiede e domanda di
continuo, egualmente, l'esercizio di sempre nuove energie
ed abnegazioni. Ed abbiamo ancora il martirio della vita cristiana
vissuta anche talvolta in ambienti non solo impropizi, ma
avversi; vissuta nonostante le seduzioni e le fascinazioni
del mondo, del secolo perverso che ha perduto e va sempre
più perdendo ogni senso del bene ed ogni gusto di quello che
é puro e immacolato; il martirio della vita cristiana vissuta
nonostante tutte le angustie e le durezze dell'ora presente:
quelle durezze che ci richiamano alla mente la preghiera del
Salmista: Ut non extendant histi ad iniqnitatem manus suas,
benefac, Domine, bonis et rectis corde. Tante situazioni di
vita, altrettanti martirii.