CONFERENZA
STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL GIUBILEO DEI GOVERNANTI E DEI PARLAMENTARI
31
ottobre 2000
Intervento del Card. Roger Etchegaray
Intervento di S.E. Mons. Crescenzio Sepe
Intervento della Sen. Ombretta Fumagalli Carulli
INTERVENTO DEL CARD. ROGER ETCHEGARAY
Il fatto che il Papa Giovanni Paolo II abbia invitato ad una celebrazione
giubilare governanti e parlamentari di ogni Paese, e che essi, attraverso
l'arcobaleno delle loro opzioni politiche rispondano così volentieri
e così numerosi, costituisce un segno incoraggiante che testimonia
la maturazione del rapporto spesso ambiguo e sempre precario Fede-Politica.
Unire fede e politica senza confonderle, distinguerle senza separarle,
tali sono le due esigenze che ispirano la condotta cristiana sia
delle persone, sia delle comunità. L'"Intergruppo parlamentare Giubileo
2000", che ha preparato le due giornate del 4-5 novembre, ci darà
il contenuto e il significato di questo incontro del tutto inedito.
Oggi nessuno può affermare che la Chiesa abbia l'ambizione di reggere
la società , ancora meno la pretesa di risolvere tutti i problemi
che vi si pongono. Il Concilio Vaticano II ha dato la stoccata finale
a chi cercasse di trarre dal Vangelo un modello prefabbricato e
unico di società. La prossima Assemblea del 4 novembre in Vaticano
non potrebbe in alcun modo essere considerata come una sorta di
parlamento del mondo convocato dalla Chiesa cattolica. Il passo
è più modesto, più rispettoso degli uni e degli altri, ma può anche
essere più esigente in un clima di riflessione giubilare. È significativo
che, alla nostra epoca, dei leaders politici credenti o non credenti,
possano ritrovarsi senza complessi e alla sola luce della loro coscienza
, su una stessa piattaforma per accordarsi su problemi così acuti
e pressanti come quelli che saranno affrontati: umanizzare la mondializzazione,
difendere la persona e la libertà religiosa, cancellare il debito
dei paesi più poveri. Sui membri di tale assemblea di stile parlamentare
si profilerà la figura luminosa del loro predecessore, Tommaso Moro,
che Giovanni Paolo II oggi stesso offre come testimone inflessibile
del valore supremo della coscienza fin negli affari pubblici e come
seminatore di grani di utopia per dare più audacia ai progetti in
corso. Ma vi sarà anche un cammino propriamente giubilare che faranno
il 5 novembre, come cristiani, quegli uomini e quelle donne carichi,
talvolta schiacciati, da responsabilità politiche in un mondo in
piena mutazione e spesso disorientato. Dopo il giubileo di coloro
che hanno responsabilità ecclesiali (vescovi e preti), questo giubileo,
per la sua importanza sul piano dell'avvenire della società, è senza
alcun dubbio quello che richiede da parte nostra più solidarietà
spirituale. Non ci soffermiamo, d'abitudine, a considerare il travaglio
interiore, il dubbio, la fragilità, che si celano talvolta in un
leader che appare brillante sulla scena politica. Ieri, il rischio
era di sopravvalutare, di sacralizzare l'azione politica e di dimenticare
che non è il tutto dell'uomo. Oggi, invece, vi è l'urgenza di riabilitare
la politica che si vede sospettata, screditata per tutto ciò che
ha intaccato la sua immagine o offuscato i suoi tratti etici. Il
giubileo dei governanti e dei parlamentari deve essere l'occasione
per l'insieme dei cristiani di issarsi fino alla "carità politica,
la più alta", di cui parlava Pio XI e di considerarla affare di
tutti: ciascuno ha il diritto ed il dovere di partecipare alla vita
politica (cfr.G. e S. nn. 73-76), grazie allo sviluppo della vita
associativa e al rispetto dei corpi intermediari, secondo il "principio
di sussidiarietà". Sì, questo pellegrinaggio dei leaders politici
è anche il nostro: non guardiamoli da una qualche tribuna con curiosità,
essi ci rappresentano, anzi ne siamo parte. Perché è tutta la Chiesa
che deve essere fermento evangelico della società applicandosi ad
offrire agli uomini e ai popoli la sua propria singolarità, la sua
vita comunitaria di peccatori riconciliati, la sua preoccupazione
prioritaria dei più diseredati e il suo stile di esercizio dell'autorità
vissuta come un servizio. Quale slogan per questo evento giubilare
che tocca tutti noi , citerei Péguy nella sua celebre dialettica
tra Mistica e Politica: "La mistica non si lascia divorare dalla
politica nata da essa".