INTERVENTO DI S.E. MONS. CRESCENZIO SEPE
L'impegno politico e il Giubileo
Il Giubileo dei Governanti, dei Parlamentari e dei Politici pone
innanzitutto una domanda: perché dedicare una giornata giubilare
a persone impegnate in un'attività che, di per sé, chiama in causa
- in un compito certo non agevole - i valori più alti dell'umanità?
La risposta, in realtà, è compresa nell'interrogativo stesso. Certo,
il Giubileo non è politica, perché attiene alla dimensione più intima
e spirituale della persona, ma anche la politica, come tutte le
attività dell'uomo, può ricevere dal messaggio cristiano di salvezza
e liberazione riproposto dall'Anno Santo un'ispirazione più profonda,
orizzonti più vasti, un'anima che la vivifichi dall'interno. E'
per questo motivo che il Santo Padre ha posto la dimensione socio-politica
come un aspetto importante e caratterizzante di questo Grande Giubileo.
Così, nella Lettera Apostolica "Tertio Millennio adveniente", prima
di descrivere in dettaglio la preparazione del Grande Giubileo del
2000, Giovanni Paolo II ha voluto richiamare (al n.22) tutta l'opera
in favore della pace e della giustizia compiuta dai pontefici del
XX secolo, interpretandola nella "prospettiva" dell'attuale Anno
Santo. E più avanti (n.27) rilegge, alla luce del Grande Giubileo,
gli ultimi eventi delle vicende di questo secolo tormentato, dalla
fine del comunismo al sorgere di nuovi nazionalismi e imperialismi.
"Ciò costringe le nazioni" scrive il Papa "ad un serio esame di
coscienza, nel riconoscimento di colpe ed errori storicamente commessi,
in campo economico e politico". E il Papa indica anche una traccia
per questo "esame di coscienza politico". Innanzitutto, (TMA, n.46)
osserva quanto di buono le società umane hanno già realizzato; il
che basterebbe a dimostrare quanto la politica possa davvero porsi
al servizio del bene comune, quando consapevolmente indirizzata
in tal senso: i progressi della scienza, della tecnica, della medicina,
"il più vivo senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente,
gli sforzi per ristabilire la pace e la giustizia ovunque siano
state violate, la volontà di riconciliazione e di solidarietà fra
i diversi popoli, in particolare nei complessi rapporti fra il nord
e il sud del mondo.". Sono queste, a titolo esemplificativo, le
luci che la politica ha saputo proiettare anche nel nostro tempo.
Fatto questo, però, occorre pensare a quello che ancora manca per
portare a compimento tanto progresso. Giovanni Paolo II, come sappiamo,
ha suggerito (n.51) dei passi concreti: "l'impegno per la giustizia
e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti
e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto
qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo".
Perciò "i cristiani" e, in primo luogo, i politici cristiani "dovranno
farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come
un tempo opportuno per pensare, tra l'altro, ad una consistente
riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale,
che pesa sul destino di molte nazioni". Questa forte esortazione
del Santo Padre è stata raccolta da molti settori del mondo religioso,
politico e dell'opinione pubblica e si è già tradotta in alcune
apprezzabili iniziative concrete, che speriamo non vengano meno
in futuro. Il Papa, tuttavia, ha indicato anche altre questioni
da affrontare: "le difficoltà di dialogo tra culture diverse e le
problematiche connesse con il rispetto dei diritti della donna e
con la promozione della famiglia e del matrimonio". Giacché, alla
crisi di valori del mondo occidentale bisogna (n.52) "rispondere
con la civiltà dell'amore, fondata sui valori universali di pace,
solidarietà, giustizia e libertà, che trovano in Cristo la loro
piena attuazione". In altre parole, con la vera politica: quella
che nella società attuale viene a mancare perché soppiantata dall'economia,
dall'interesse di parte, dal localismo o dalla globalizzazione,
dalla ricerca del potere fine a sé stesso. A quanti, impegnati in
politica, sono tentati dalla rassegnazione o dall'acquiescenza a
un tale stato di cose, il Giubileo del 2000 contrappone con forza
il monito del Santo Padre nella bolla "Incarnationis Mysterium"
(12): "Si deve creare una nuova cultura di solidarietà e cooperazione
internazionali in cui tutti - specialmente i Paesi ricchi e il settore
privato - assumano la loro responsabilità per un modello di economia
al servizio di ogni persona. Non deve essere ulteriormente dilazionato
il tempo in cui anche il povero Lazzaro potrà sedersi accanto al
ricco per condividerne lo stesso banchetto e non essere più costretto
a nutrirsi con quanto cade dalla mensa. L'estrema povertà è sorgente
di violenze, di rancori e di scandali. Portare rimedio ad essa è
fare opera di giustizia e pertanto di pace". Ed è pure fare opera
politica. Quella politica che, mi auguro, contraddistingua il nuovo
secolo e il nuovo millennio nella costruzione della città degli
uomini senza dimenticare la città di Dio.
INTERVENTO DELLA SEN. OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI
Da 22 anni S.S. Giovanni Paolo II invita "a non aver paura, ad aprire
la porta a Cristo, ad aprire le porte degli Stati". Egli percorre
il mondo parlando a tutti "affinché la terra non distrugga se stessa
nella insensatezza di una catastrofe finale, affinché ogni uomo
diventi fratello, affinché l'amore sia più forte". Come un nuovo
Mosè ha ricordato a tutti gli uomini l'annuncio che fu già di Betlemme.
Per questa pace non si da pace e non lascia in pace. Le folle che
in tanti Paesi hanno seguito le sue visite pastorali giungono a
Roma come pellegrini quasi volessero, insieme alla conversione giubilare,
restituirgli la visita e dimostrargli di aver capito. Anche noi
politici volevamo dimostrare di aver capito. Così nel luglio 1997
è nato in Italia l'Intergruppo Parlamentari per il Giubileo, promosso
da parlamentari di tutti gli schieramenti politici purché sensibili
ed impegnati su tre obiettivi di giustizia sociale e di dialogo
internazionale, che via via andavamo precisando: 1) riduzione del
debito estero dei Paesi poveri; 2) libertà religiosa e dignità della
persona; 3) etica e globalizzazione. Temi questi che trovano nel
magistero di Giovanni Paolo II continue sottolineature. In modo
particolare sul primo dei tre temi (debito estero dei Paesi poveri)
abbiamo accolto con soddisfazione i risultati positivi ed unanimi
del nostro Parlamento e l'impegno del nostro Governo anche nella
sede del G8. Abbiamo proposto i nostri obiettivi a parlamentari
di altre Nazioni: specie di quelle nelle quali vi fosse la presenza
di una o più delle tre fedi discendenti del comune Padre Abramo
(ebraismo, cristianesimo, islam). Hanno risposto più di 100 Paesi
dei 5 Continenti a tradizione cristiana, ebraica, islamica. Faremo
precedere il nostro Giubileo da un'Assemblea politica ("il Parlamento
del mondo"), il 4 novembre in Aula Nervi. Per tutta la giornata
discuteremo ed approveremo le mozioni sui tre obiettivi sopra indicati.
Esse sono preparate dal gruppo italiano, che sta recependo richieste
provenienti da Intergruppi stranieri. Prenderanno la parola durante
il dibattito, oltre ai rappresentanti istituzionali italiani - Presidente
Violante e Presidente Mancino - il Presidente Michail Gorbachev,
vari Presidenti di Assemblea legislativa (Polonia, Argentina), un
rappresentante dell'Ufficio di Presidenza dell'Internazionale democratico-cristiana
ed uno dell'Ufficio di Presidenza dell'Internazionale Socialista.
Per ragioni di tempo abbiamo limitato gli interventi a soli 3 minuti,
così da consentire a tutte le delegazioni presenti di intervenire.
Vi saranno poi delegazioni di Capi di Stato e di Rappresentanti
dei Governi nazionali e locali. Sarà eletto un Presidente e 10 Vicepresidenti
in rappresentanza dei 5 Continenti che presiederanno a turno i lavori.
Il Prof. Damiano Nocilla, Segretario Generale del Senato, e 18 alti
funzionari del Senato presteranno un'assistenza tecnica a titolo
di volontariato per lo svolgimento dei lavori. Dalle ore18 sarà
presente il Santo Padre. Con il Suo discorso, molto atteso da tutti
i politici di tutte le fedi, sarà conclusa la giornata politica
Il 5 vi sarà la giornata più propriamente religiosa con la Messa
al mattino celebrata in Piazza S. Pietro dal Santo Padre. Una serata
evento in Aula Nervi trasmessa in eurovisione concluderà i due giorni
giubilari. Avremmo dovuto far precedere queste due giornate da un
pellegrinaggio dalla Terra Santa (Betlemme, Gerusalemme, Nazareth)
a Roma "Sulle orme di Paolo". Purtroppo l'attuale contingenza non
ce lo consente. Lo abbiamo spostato a data da precisarsi. Il 5 novembre
ricorre il 23 anniversario della morte di Giorgio La Pira, il Sindaco
Santo, come venne chiamato in vita. I "colloqui del Mediterraneo",
con la sollecitazione che sia percorsa "la strada di Isaia", come
egli invocava autonominandosi in tempi ormai antichi "ambasciatore
senza credenziali", rimangono a tutt'oggi di sconcertante attualità:
" Io verrò - profetizzava Isaia - a radunare tutti i popoli e tutte
le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria." Anche per questo
abbiamo posto sul nostro manifesto una frase di La Pira, pronunciata
per l'ultimo Anno Santo da lui vissuto (1975): "La nostra partecipazione
all'Anno Santo non è un atto di pietà, ma un fatto politico, perché
deve contribuire a che il piano di Dio si realizzi nella storia".
Di Tommaso Moro, che proprio oggi il Papa con Motu Proprio proclama
patrono dei Governanti e dei Politici abbiamo più diffusamente parlato
nella conferenza stampa della scorsa settimana.